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LE ANIME DI UNA VITA PASSATA
Newsletter inviata il 15 giugno 2018

Sono ormai trascorsi alcuni mesi da quando è stata pubblicata la mia storia.

Ascoltare tutte le vostre entusiasmanti sensazioni è stato bello… le mie Guide me l’avevano già anticipato ma è stato interessantissimo vederne i riscontri direttamente.

Mi sono più volte chiesto se sia riuscito a far trasparire la vera natura di Elisabeth nella storia, la sua simpatia, euforia, stravaganza, bellezza, idee… poiché molti dei fatti, dei sogni vissuti con lei non sono stati raccontati ma, alla fine, così come scrivo nella fiaba La Principessa e il Sognatore che le ho dedicato: “ci sono cose che nessuno saprà mai, ci sono cose in questa storia che appartengono solo a me e a te”.

 

Vi ricordate di un’anima attualmente non incarnata e che ha fatto parte di questa incredibile storia?

Vi ricordate di Bosworth?

Se è così, allora vi prego, continuate a leggere.

Con l’uscita dell’ebook in questi giorni, stavo sistemando quei piccoli errori di ortografia all'interno del testo affinché le nuove e prossime stampe del libro fossero corrette.

Più volte ho sentito insistentemente che forse c’era un piccolo errore anche nel nome Bosworth… in realtà l’ho sempre sentito.

Lasciate che vi racconti la verità.

Nella prima canalizzazione avvenuta il 23 marzo 2017 Elisabeth pronunciò il nome di un luogo e questo luogo si chiamava BOSWOLD.

Cercai a lungo questo nome ma a nessun luogo sembrava appartenere e così lo cambiai in Bosworth giacché era quello più simile nel suono e vicino ai luoghi vissuti da Elisabeth.

Credevo di non aver canalizzato correttamente e così decisi di lasciare Bosworth.

Ma quel nome non poteva in realtà essere trovato così facilmente, che fosse stato il nome di un luogo o una persona, questo poco importava. Adesso a distanza di tempo so che Boswold era un nomignolo, una specie di dialetto... di cadenza...

Senza che tolga anche ai futuri lettori la curiosità di certi fatti, mi fermo qui, ma vorrei raccontarvi cosa è accaduto tra me e Boswold anche quando questa storia sembrava essersi conclusa.

 

Ero immerso in una campagna molto vicina alla casa dove abito; l’erba fortunatamente era cresciuta come gli inizi della primavera e ogni filamento nuotava in questo mare verde, e io mi sentivo bene a far parte di quel mare.

Avevo appena finito di correre tra le vie di periferia della zona, mi sedetti su un cubo di pietra e chiusi i miei occhi … il respiro, il cinguettio, il vento, i profumi dei fiori e le ali di uno sciame di moscerini che volteggiavano nell'aria vicino al mio viso, mi fecero sentire a mio agio con la vita e mi sentivo appartenergli – proprio come tutti questi elementi intorno a me.

Dove può essere mai un tempo in cui posso definire chi sono e dove sono quando si ascolta e si è presenti?

La presenza sembra sempre contenere tutti i tempi e tutti i luoghi dell’esistenza. È così sottile questo restare QUI, adesso e… io mi trovavo in quel presente e simile a una chiave che entra in una fessura, Boswold mi si presenta davanti.

 

Capii subito il motivo della sua visita e gli dissi immediatamente: <<Cambierò il tuo nome e invierò una lettera (questa!) a tutti i lettori e i lettori futuri. E qualsiasi cosa vorrai dirmi, io gliela dirò!>>

Per lui era così importante che il nome venisse corretto, e così in questo accordo – come due amici che si stringono la mano – noi, proprio noi che eravamo stati tanto rivali in un’altra vita, ci siamo guardati a lungo e forse per la prima volta con uno spirito d’amore: le sue vibrazioni erano finalmente buone… mi ha sorriso e poi è andato via, sparendo nella luce, c’era solo la luce.

Aprii gli occhi e la luce del sole, soffusa come un’ostrica dietro le nuvole, aveva l’identica intensità di quella sorgente in cui Boswold era entrato.

La campagna pullulata di farfalle bianche e da una energia bluastra scriveva il suo testo e la sua melodia con parole fatte di atomi e cellule e note fatte di battiti e movimenti… e insieme a tutto questo l’ultimo messaggio di Boswold echeggiava premuroso nel mio piccolo cuore da umano … “Digli che chiedo perdono a tutti.”

 

E così questa lettera finisce per diventare una preghiera a lui!

Che quest’anima e tutte le anime di questa storia, e di tutte le incessanti e vorticose, incredibili, e turbinanti vite trovino la pace, e che per sempre d’ora e in avanti siano libere!

 

E così sia.

Marino Di Tanno

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